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L’Acquasala, giatedda, sciotta.

L’acquasala non è altro che del pane appena abbrustolito, pani rrussatu (bruschetta), ammorbidito da acqua, insaporita da sale, aglio, pomodoro sparso sulla mollica, basilico e origano. Era d’uso tra la gente povera d’un tempo recuperare tutti i pezzi di pane raffermo per preparare l’acquasala. Il pane, nel convincimento comune popolare era simbolo di sacralità e provvidenza, tanto che se a qualcuno sbadatamente ne cadeva per terra un pezzo lo raccoglieva e lo baciava con reverenza; chi lo gettava commetteva peccato. La giatedda si prepara immergendo per qualche istante in acqua i rimasugli di pane (li muzzicatori). Il pane così ammorbidito va riposto in una grande ciotola nella quale sono spremuti (spuragnati) i pomodori in modo da utilizzare solo i semi (li triddi), mentre con le polpe si può preparare il sugo (lu sucu ti porpi). Al pane si aggiunge, sale e olio, spicchi di aglio e basilico a seconda dei gusti e per insaporire maggiormente la giatedda, anche pezzi di cetrioli locali (caruselli) o coste di sedano tagliuzzato (cota t’acciu). La sciotta invece è un intingolo di sugo preparato con pomodorini locali appesi a fine estate (pummitori a crona), arricchito da peperoncini piccanti (tiaulicchi). La sciotta va meglio gustata se nel sugo si inzuppano le bruschette.


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